BERTINORO TERRA DI GRANDI VINI
La Romagna, al contrario di quello che si può pensare non si è affacciata sulla scena viticola negli ultimi 20-30 anni, ma ha un'antichissima storia che si perde nella notte dei tempi.
Testimonianze di questo suo passato non sono affatto rare: motivi ispirati alla vite e al vino si ritrovano in numerose decorazioni scultoree di plutei, transenne, sarcofaghi paleocrisitiani, rinvenuti in varie zone della Romagna, oltre alla celebre cattedra d'avorio dell'Arcivescovo Massimiliano, custodite a Ravenna.
Sembra assodato che siano stai i Greci un millennio A.C. ad introdurre la vite in Italia. I primi vigneti coltivati in Romagna vengono attribuiti al popolo Etrusco che, arrivato dall'Italia Centrale coltivò piante e viti come l'Olmo, il Frassino, L'Albana e il Trebbiano.
Nel primo secolo A.C. un vino prodotto nelle colline nei dintorni di Cesena, il "Cesenate", veniva considerato ai vertici della qualità della Enologia del tempo.
Nel 1968, il ritrovamento di anfore Romane atte al trasporto del vino, nella zona di Bertinoro, esattamente in Località Casticciano, fa presumere che già a quei tempi esistesse una florida produzione di vini che venivano spediti attraverso il porto di Rimini all'epoca il più importante dell'Adriatico.
Il Rabbino Ovadyah Yare Ben Abram (SECOLO XVI), nato a Bertinoro, ricorda in alcune lettere da Israele al fratello di aver visto coltivare le viti come a Bertinoro e di aver dato consigli pratici al riguardo. A quei tempi, come ai nostri giorni, la produzione vitivinicola di Bertinoro va ben distinta dalle produzioni che si effettuano in pianura al di sotto della Via Emilia e in altre aree meno vocate della Romagna.
Le caratteristiche completamente diverse del terreno e del clima contribuiscono a differenziare sempre più nettamente la qualità dei vini prodotti. Nel dialetto Bertinorese in vino viene chiamato "e bè" cioè il bere, non essendo concepita altra bevanda che quella derivante dalla vite.